Centro provinciale per l'istruzione degli adulti - Benevento

In ricordo di Abdoul Barry


 

Nella Mattinata di Lunedì 25 febbraio 2019  presso la sala Consiliare di Palazzo Mosti  a Benevento è stata celebrata una cerimonia commemorativa in ricordo di Abdoul Ghordoussy Barry, il giovane guineano morto un mese fa.

La commemorazione, voluta da docenti dei diversi istituti dove ha seguito corsi serali inseguendo il sogno infranto di una laurea in Economia e Commercio, è stata l’occasione per ringraziare la città per la solidarietà che ha manifestato nel partecipare alla raccolta fondi per riportare la salma di Barry nel suo paese d’origine.

Erano presenti all’evento il console italiano della Guinea, Armando Nicolella, il dirigente e alcuni docenti del CPIA di Benevento e dell’Istituto Alberti, gli operatori dei Centri di accoglienza nei quali è stato ospite,  i medici dell’Ospedale Rummo,  i suoi amici e tanti cittadini.

Barry aveva 21 anni, veniva dalla Guinea Conakry e studiava con profitto nella speranza di un futuro migliore per se e la sua famiglia. È stato alunno  dei tanti corsi del CPIA di Benevento e aveva frequentato,  nell’anno scolastico 2017/18,  il primo livello primo periodo didattico conseguendo il diploma di istruzione secondaria di Primo grado (ex licenza media).

Il Dirigente Scolastico del CPIA Provincia di Benevento, Antonio Gaita, lo ha ricordato a Palazzo Mosti con una lettera:

"Ciao Barry,

sono qui per salutarti ma non sapevo in che modo.

Allora ho pensato di scriverti, anche se purtroppo non ti ho conosciuto bene, eri mio alunno, ma non incontro personalmente tutti i miei allievi. Di te mi hanno parlato i miei professori, mi hanno detto che eri bravissimo, gentilissimo e che amavi studiare e imparare e che amavi la vita.

Lo so, serve a poco dirti che rimarrai nei nostri cuori e nei nostri ricordi. Tu non ci sei più.

Ma di sicuro serve a noi. E sai perché? Perché quando ci lascia una persona a cui vogliamo bene, va via una parte di noi. Ma va via se la persona e noi eravamo parte di una comunità. Eravamo un gruppo di persone, di uomini e donne, stretti, legati da vincoli comuni. E noi, e tu, e i tuoi amici siamo parte di una comunità, ed anche per merito tuo.

Sai Barry, sto sentendo continuamente per radio e televisione un invito a comprare prodotti di un supermercato, e l’invito comincia così: “Nessun uomo è un’isola”. Però chi l’ascolta forse non sa che queste sono solo le parole iniziali di uno scritto di John Donne, un poeta  inglese del 600. Sai come continua il passo? te lo leggo: Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te.

Ecco, la campana è suonata anche per noi, perché noi senza di te siamo diminuiti, manca a noi, e per sempre, qualcosa, qualcuno.

Sai Barry, abbiamo voglia di piangerti e stamattina ti piangiamo, ma abbiamo il dovere di ricordarti continuando a far sentire la nostra voce per te e per quelli come te, e per i loro sogni.

Lo stare insieme modifica il senso complessivo della vita, se intessiamo una rete fitta di relazione interpersonali, i confini di ciascuno di noi non terminano dove finisce la nostra pelle, ogni “Io individuale” appartiene ad un “Noi collettivo” che continua a vivere, a sopravvivere, la morte di ogni singolo che appartiene ad una comunità non significa affatto la sua fine

E tu eri parte della nostra comunità, ed è per questo che la tua morte non è la tua fine.

L’immagine che gli altri hanno di te non si cancella. C’è qualcosa di trascendente che sopravvive. E non mi riferisco a Dio e alla vita nell’aldilà, la fede è qualcosa che non si spiega e non voglio spiegarla io. Dico trascendente perché “va oltre”, trascende l’individuo, coinvolge la comunità. Nella comunità c’è la tua impronta, e lo stare insieme aiuta a superare il dolore.

Sai Barry perché stare insieme nel ricordarti e nel salutarti stamattina è importante?

Perché in silenzio, con compostezza stiamo gridando qualcosa che va urlato proprio in questo modo, sommessamente, con gli occhi umidi.

Noi siamo persone semplici, legate dal semplice sentirsi umani e dal bisogno di guardarsi negli occhi senza vergogna e senza colpe, unite dal vincolo di fratellanza e di solidarietà.

Ma ciononostante, caro Barry, io ho paura.

Sai cosa mi fa paura oggi? Lo sdoganamento dell’egoismo, dell’individualismo, del narcinismo, no, non ho sbagliato, ho detto proprio narcinismo: il terribile intreccio tra narcisismo e cinismo.

Oggi si possono dire cose che dovrebbero scatenare reazioni etiche di ribrezzo e condanna, e invece no, si possono dire quelle cose senza alcuna sanzione morale, e se si possono dire si potranno anche fare.

Tu eri nato in Guinea, e ritornerai nella tua terra. Eri un migrante.

A me non piace la parola migrante, e mi piacciono ancor meno le differenze costruite sul perché una persona lascia la propria terra.

Ma ti sembra giusto, Barry, che si debba distinguere il migrante economico, il rifugiato, l’esule? Come se morire di povertà, di fame, di mancanza di lavoro, di malattia, sia diverso dal morire in prigione per reati d’opinione o uccisi da sicari politici?

La morte è uguale per tutti. Un nostro conterraneo che tutti noi amiamo, Totò, la chiamava “a livella”: qualunque tipo di morte fa soffrire e ci priva della vita allo stesso modo.

E non c’è morte più triste che morire lontano da casa.

Però, io voglio credere, Barry, che tu non sia morto lontano, lontano dalla gente che ti ha voluto bene. Sono sicuro che vivendo, studiando, sorridendo, dormendo nei nostri luoghi, tu non sia stato lontano, ma sia stato vicino e sia ancora vicino.

Sai cosa diceva uno scrittore francese quando gli domandavano cos’è la patria? Rispondeva: le patrie? Sono la terra e i morti. Perché la patria non si sceglie, e perché la terra e la morte non sono elementi di una scelta, non possono essere scelti liberamente né la terra dove si nasce, né i propri morti, né la propria morte.

Forse è vero, ma io invece dico che la differenza tra me e l’altro, tra noi e gli altri, dipende da come riempio e definisco il concetto di diversità, quanto più lo privo di contenuti che escludono l’altro dalle mie stesse opportunità, dai miei stessi diritti, tanto più il diverso perderà gli attributi di alterità negativa e conserverà semplicemente il contributo positivo dello scambio reciproco di cultura e conoscenza. E la patria diventerà ogni luogo dove semino e coltivo la pianta della mia vita, sempre che mi consentano di farlo.

I cinesi dicono: “Luò yè guī gēn”, che significa “Non è bene che la foglia cada lontano dalle radici”. Tu, foglia leggera, sei  di nuovo dove ci sono i tuoi alberi, le tue radici. Ma puoi star certo che il polline che hai lasciato qui darà fiori e frutti. E avranno il tuo nome.

Ciao Barry.

Buon viaggio.

 

 

 

News inserita il: 26/02/2019